Il design - come scrive anche Paul Rand - è un'attività di problem solving.
Un buon design, quindi, è quello che risolve efficacemente un problema.
Secondo questo approccio stile, eleganza e originalità sono il risultato spontaneo e naturale di un problema affrontato e risolto correttamente, raggiungendo cioè il massimo risultato col minimo sforzo e adottando la soluzione più semplice, diretta e rapida. Stile ed eleganza, allora, emergono eventualmente alla fine e non si possono definire "a tavolino" all'inizio del processo creativo di problem solving in cui il design consiste.
Si dice che: "Una persona è elegantemente vestita quando non non si nota il vestito ma si nota la persona. All'opposto, quando si nota prima il vestito della persona, si dice che quella persona non è elegante".
Lo stesso vale nel rapporto tra la forma e il contenuto. La forma è la "veste" del contenuto: la configurazione necessaria che permette ad un messaggio di essere comunicato, condiviso, compreso.
La "buona forma" lascia emergere il contenuto, il significato, il messaggio. La forma è buona quando il messaggio viene trasmesso e recepito in tutta la propria potenza, quando il contenuto è articolato chiaramente ed è immediatamente compreso, quando la comunicazione raggiunge il proprio scopo: toccare il cuore, stimolare il cervello, spingere l'interlocutore a determinati comportamenti.
La buona forma - in altre parole - non si vede.
Credo parlassero di questo Bruno Munari (quando distingue nettamente design da styling, design da lusso) e Paul Rand (quando ridicolizza la pretesa di alcuni manager di poter valutare bozze diverse, con stili diversi, per affrontare e risolvere un problema di design)
Per Munari il design consiste nella ri-progettazione di un processo da cima a fondo: ridefinisce il problema, gli obiettivi, le azioni, gli strumenti necessari per conseguire un obiettivo nel modo più efficace. Lo styling, invece, consiste in un intervento sugli aspetti puramente esteriori e secondari di un prodotto o di un processo al solo fine di ritardarne l'obsolescenza. Non rimette in discussione nulla, è un intervento puramente 'cosmetico'.
Anche Paul Rand concorda quando dice che non ha senso mostrare più soluzioni grafiche o stilistiche da applicare ad un messaggio o a un prodotto. Essendo il design un'attività di problem solving, esiste un solo modo per affrontare e risolvere un problema: applicare la metodologia corretta di analisi e di progettazione. Lo stile, la soluzione grafica, non può che essere determinata dal contenuto e dagli obiettivi, dai vincoli e dalle opportunità. Lo stile grafico migliore emergerà naturalmente e spontaneamente come un fiore il cui gambo è il metodo. Al limite, per soddisfare l'ego del committente -o dello stesso designer- si può intervenire con qualche ritocco stilistico. Il quale, per l'appunto, non fa parte del design ma consiste nello styling.
Un buon design, quindi, è quello che risolve efficacemente un problema.
Secondo questo approccio stile, eleganza e originalità sono il risultato spontaneo e naturale di un problema affrontato e risolto correttamente, raggiungendo cioè il massimo risultato col minimo sforzo e adottando la soluzione più semplice, diretta e rapida. Stile ed eleganza, allora, emergono eventualmente alla fine e non si possono definire "a tavolino" all'inizio del processo creativo di problem solving in cui il design consiste.
Si dice che: "Una persona è elegantemente vestita quando non non si nota il vestito ma si nota la persona. All'opposto, quando si nota prima il vestito della persona, si dice che quella persona non è elegante".
Lo stesso vale nel rapporto tra la forma e il contenuto. La forma è la "veste" del contenuto: la configurazione necessaria che permette ad un messaggio di essere comunicato, condiviso, compreso.
La "buona forma" lascia emergere il contenuto, il significato, il messaggio. La forma è buona quando il messaggio viene trasmesso e recepito in tutta la propria potenza, quando il contenuto è articolato chiaramente ed è immediatamente compreso, quando la comunicazione raggiunge il proprio scopo: toccare il cuore, stimolare il cervello, spingere l'interlocutore a determinati comportamenti.
La buona forma - in altre parole - non si vede.
Credo parlassero di questo Bruno Munari (quando distingue nettamente design da styling, design da lusso) e Paul Rand (quando ridicolizza la pretesa di alcuni manager di poter valutare bozze diverse, con stili diversi, per affrontare e risolvere un problema di design)
Per Munari il design consiste nella ri-progettazione di un processo da cima a fondo: ridefinisce il problema, gli obiettivi, le azioni, gli strumenti necessari per conseguire un obiettivo nel modo più efficace. Lo styling, invece, consiste in un intervento sugli aspetti puramente esteriori e secondari di un prodotto o di un processo al solo fine di ritardarne l'obsolescenza. Non rimette in discussione nulla, è un intervento puramente 'cosmetico'.
Anche Paul Rand concorda quando dice che non ha senso mostrare più soluzioni grafiche o stilistiche da applicare ad un messaggio o a un prodotto. Essendo il design un'attività di problem solving, esiste un solo modo per affrontare e risolvere un problema: applicare la metodologia corretta di analisi e di progettazione. Lo stile, la soluzione grafica, non può che essere determinata dal contenuto e dagli obiettivi, dai vincoli e dalle opportunità. Lo stile grafico migliore emergerà naturalmente e spontaneamente come un fiore il cui gambo è il metodo. Al limite, per soddisfare l'ego del committente -o dello stesso designer- si può intervenire con qualche ritocco stilistico. Il quale, per l'appunto, non fa parte del design ma consiste nello styling.