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Chi nulla conosce, nulla ignora.
Chi conosce qualche cosa, qualche cosa ignora.
(ma, conoscendo poco, crede di sapere molto e non vede l'ombra dell'ignoranza che il suo sapere proietta)
Chi molto conosce, moltissimo ignora (e questa consapevolezza produce un certo malessere)
E chi conosce moltissime cose, più avanza nella conoscenza, più sprofonda nell'ignoranza, nell'abisso infinito che lui stesso proietta fuori e dentro se stesso.

Questa situazione ricorda il fenomeno dell'ombra.
A mezzogiorno, con il sole a picco perpendicolare, l'ombra che un corpo proietta è minima.
Ma, con l'avanzare delle ore, lo stesso corpo proietta ombre sempre più lunghe.
Quindi, un incremento del sapere, seppur minimo, produce ombre di ignoranza smisurate.

Ecco perché inseguendo l'onniscienza si raggiunge la follia; ecco perché inseguendo la luce si raggiunge la cecità... si, ecco perché siamo comunque destinati allo scacco e al naufragio: più ti sforzi di elevarti e di ritrovarti e più ti perdi nel bosco del sapere. E cercare la via d'uscita da questo bosco non fa che espanderne i confini, trasformandolo in foresta e in palude.

Ma visto dal di fuori, il tuo bosco buio appare agli altri come il giardino del sapere, colmo di fiori e di rose e di profumi ineffabili. E l'ignoranza appare conoscenza, lo smarrimento saggezza, la caduta un'ascesa.

Dario Galvagno

Agente immobiliare associato Keller Williams, già giornalista e comunicatore d'impresa

4 Commenti

  1. non importa cosa si vede da fuori...l'importante è che la consapevolezza di non sapere ti porta a farti sempre delle domande nuove e a non accontentarti di vivere sulla superficie opaca delle cose...

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  2. Grazie per il commento. Sul valore della superficie e della "profondità" potremmo dissertare a lungo, ma apprezzo comunque lo soirito del messaggio. E mi piacerebbe sapere chi sei... anche se il mistero ha un certo appeal....
    Dario

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  3. dissertare con te, ricordo, mi è sempre piaciuto molto,anche se siamo stati sempre su versanti diametralmente opposti, e forse lo siamo ancora nonostante siano passati un bel po' di anni!Il tuo scritto comunque l'ho apprezzato molto e lo condivido in parte....dipende se, arrivati ad un certo punto, si riesce o no ad accettare che la conoscenza porti con sè strutturalmente dei lati oscuri e inconoscibili...accettare il limite non porta necessariamente alla follia, al naufragio o alla cecità ma è forse la vera unica base di partenza che possiamo conquistare, certo imperfetta,dolorosa,un po' sghemba a volte, ma vera.
    Roberta

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  4. Ciao Roberta, siccome non ho la tua mail scrivo qui sopra.
    Anche l'ultima precisazione (accettare che la conoscenza e l'esperienza abbiano lati oscuri) mi stimola. A questo punto però mi viene da chiederti se sei proprio tu la ragazza che ho conosciuto quando lavoravo in biblioteca. E che abita(va?) dalle parti di Baldichieri, con cui ci siamo visti qualche volta (saremmo addirittura stati ad una festa) e poi - non ricordo il perché - ci siamo allontanati.

    Curiosamente... ciao

    Dario

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